La Costituzione italiana ha delineato un ordinamento politico costellato di prescrizioni sociali. Si tratta di norme programmatiche volte a realizzare nel tempo quella che, nel linguaggio di oggi, potremmo chiamare una “Repubblica del benessere”, basata sui principi di pari dignità, universalismo di diritti, solidarietà e tutela del lavoro. L’articolo 3 al comma 2 impegna la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà ed eguaglianza”: una missione impegnativa, che va molto al di là della semplice eguaglianza di trattamento. In occasione della festa della Repubblica, che il 2 giugno compie ottanta anni, proviamo a riflettere sul percorso compiuto finora.
Un disegno innovativo e ambizioso
Il progetto sociale della Costituzione prese forma nel biennio 1946-1947. L’Assemblea Costituente si appoggiò a una Commissione di lavoro presieduta da Ludovico D’Aragona. Il punto di riferimento era il Rapporto Beveridge, che in quegli anni ispirò in molti Paesi europei la riorganizzazione degli assetti di welfare pre-bellici. L’idea di istituire una “assicurazione sociale generale” estesa a tutta la popolazione si affacciò nelle discussioni, ma fu scartata. La Commissione raccomandò nondimeno di creare un unico schema assicurativo nazionale esteso a tutti i lavoratori e ai loro familiari, con una copertura “globale” dei rischi e con prestazioni e contributi commisurati al reddito. Un disegno innovativo e ambizioso, anche su scala comparata
Articolo di Maurizio Ferrera dal sito secondowelfare.it